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UNA
ALTERNATIVA AL “GRID DIP”
(Divagazioni sull’utilizzo di un Ponte a radio-frequenza)
Realizzazione
a cura di :
IW3 QEC Luigi
Ret
IV3 COU Umberto Baldini
Premessa:
Il “Grid dip meter” è uno strumento che sa d’antico e che quasi
certamente i novelli appassionati di elettronica non conoscono; diversamente,
gente con i capelli bianchi come noi, ricorda con tenerezza e nostalgia questo
magico aggeggio che aiutava a verificare se il circuito oscillante che si stava
realizzando era sintonizzato o meno sulla frequenza desiderata.
Il principio di funzionamento era semplice ma al tempo stesso geniale: un
oscillatore a frequenza variabile, veniva lascamente accoppiato al circuito in
esame tramite la bobina dell’oscillatore stesso, e solo quando la frequenza di
oscillazione corrispondeva alla frequenza di risonanza del circuito L.C in
prova, si verificava una variazione di assorbimento nel circuito griglia-catodo
del triodo oscillatore: questa variazione (“dip”) veniva evidenziata da uno
strumentino che indicava così il raggiungimento della risonanza, la cui
frequenza veniva letta sulla scala del condensatore variabile
dell’oscillatore.
Lo strumento presentava comunque diversi inconvenienti: i primi Grid Dip
erano realizzati a valvola, solitamente un triodo per alta frequenza (il termine
“Grid” sta appunto ad indicare “Griglia”, elettrodo appartenente ad un
tubo a vuoto): per l’alimentazione del triodo oscillatore occorreva realizzare
un alimentatore ad alta tensione che utilizzava, oltre ad altri componenti, un
ingombrante trasformatore di tensione: per rendere più pratico l’uso dello
strumento veniva così realizzata una “testa” che conteneva l’oscillatore
vero e proprio, collegato all’alimentatore da un cordone ombelicale.
Col passar del tempo si realizzarono oscillatori a transistor bipolari e
successivamente ad effetto di campo (FET) che potevano essere alimentati con
piccole pile a secco eliminando così alimentatori separati con annessi cordoni
di connessione.
Altro limite dello strumento era dovuto al fatto che per realizzare la sintonia
dell’oscillatore, veniva impiegato un unico condensatore variabile mentre per
commutare le gamme si ricorreva ad un certo numero di bobine intercambiabili; va
da se che per ottenere una discreta definizione di lettura sulla scala del
variabile, le gamme non dovevano essere molto espanse: questa necessità però
contrastava con la contemporanea esigenza di dover impiegare un numero non
eccessivo di bobine.
Per minimizzare la scarsa definizione e precisione della scala si è
successivamente ricorsi alla lettura della frequenza dell’oscillatore per
mezzo di un frequenzimetro esterno quando non addirittura fu possibile prevedere
l’utilizzo di un lettore di frequenza (gestito da un PIC) inserito stabilmente
all’interno dello strumento stesso.
Il maggior difetto, che è comunque insito nello stesso principio di
funzionamento del Grid Dip, sta nel fatto che l’oscillatore deve, per quanto
lascamente, essere accoppiato al circuito L.C. in esame: quando si è prossimi
alla coincidenza della frequenza dell’oscillatore con la risonanza del
circuito L.C. si determina un effetto di “trascinamento” che rende imprecisa
la lettura in frequenza.
Alternativa
Per ovviare ai difetti sopra
esposti si è pensato di verificare la risonanza di un circuito L.C.
semplicemente evidenziando la variazione di impedenza alla risonanza e quindi
rilevando lo sbilanciamento di un ponte a radio frequenza (nel nostro caso un
semplice ponte riflettometrico) alimentato da un generatore di segnali a R.F. o
da un vobulatore.
In questo caso il generatore non viene minimamente influenzato dal circuito in
esame per cui la precisione della lettura dipende esclusivamente dalla
precisione e stabilità del generatore stesso e, naturalmente, dalla sensibilità
del rivelatore utilizzato nel ponte.
Ponte d’impedenza a R.F.
Vi è ben poco da dire
riguardo al ponte (vedi All. 1 (schema elettrico) e Foto 1 e 2) in quanto frequentemente trattato in
vari articoli su diverse riviste (si rimanda, ad esempio, ad un bell’articolo
apparso sul n° 10 / 2008 di RadioKit). Consiglio caldamente lo sperimentatore
in radio circuiti di dotarsi di questo strumento di semplice realizzazione e che
si presta a molteplici utilizzi.
A differenza dello schema illustrato nell’articolo citato, nel nostro
caso non è stato utilizzato alcun microamperometro, bensì il segnale del
rivelatore viene prelevato da un BNC per poter essere visualizzato esternamente
con un multimetro od un oscilloscopio (Foto 3): in questo caso si può adattare
la sensibilità del visualizzatore alla misura in oggetto; altra differenza è
la presenza di una uscita A.L.C. che ai fini della nostra esperienza non viene
utilizzata.
Unica raccomandazione riguardante la realizzazione, l’utilizzo di componenti
anti-induttivi (resistori ad impasto) e selezionati per il bilanciamento; meglio
ancora, si potrebbe realizzare il tutto su uno stampato di ridotte dimensioni
con componenti SMD, come in una nostra successiva realizzazione, adattando il
contenitore metallico ed i connettori di un circolatore (Foto 4).
Utilizzo
Realizzato il ponte (sempre che
non disponiate già di uno simile) collegate ad una delle due porte una
resistenza di riferimento (ad esempio 50 o 75 ohm); all’altra porta collegate
un cavetto schermato terminato con un link per l’accoppiamento al circuito in
esame: da quello che ci è stato possibile constatare, non è determinante la
lunghezza del cavo o la dimensione del link; per questo conviene sperimentare
diverse soluzioni ed adottare le più convenienti; nel nostro caso, con i tre
link (visibili nella Foto 3), si riesce a coprire comodamente uno spettro di
frequenze che va da pochi MHz fino a circa 500 MHz.
Come visualizzatore di risonanza viene utilizzato un oscilloscopio collegato
all’uscita Riv; a basse frequenze si raccomanda di variare la frequenza del
generatore molto lentamente (magari utilizzando il verniero) in quanto il
“dip” risulta notevolmente “stretto” e quindi difficoltoso da
evidenziare; chi disponesse di un vobulatore potrebbe pilotare l’asse
orizzontale dell’oscilloscopio con la tensione a dente di sega e visualizzare
così il “dip” sullo schermo del CRT.
Conclusioni
Per realizzare la stessa misura
si possono utilizzare altri metodi, al punto che questo da noi esposto può
rammentare la scoperta dell’acqua calda, ma la proposta vuol solo indicare una
possibile alternativa ed uno stimolo alla sperimentazione.
A proposito di Ponti a RF
Il ponte RF a componenti
discreti precedentemente proposto, presenta però il limite derivante dal fatto
di impiegare un rivelatore a diodo.
Ricordiamo che, per quanto un diodo rivelatore al germanio presenti una bassa
barriera di giunzione, il segnale ai suoi capi, necessario alla rivelazione,
deve superare il centinaio di millivolt, riducendo
notevolmente la sensibilità del ponte stesso e richiedendo quindi un
segnale di notevole ampiezza, tale da escludere l’utilizzo di generatori con
bassi livelli di uscita; per ovviare a questo limite è possibile ricorrere ad
un rivelatore attivo (AD8307).
Lo schema è riportato in All. 2 e la realizzazione illustrata nelle Foto 5, 6 e
7; come potrete notare, si ripropone il ponte precedente ma ora realizzato su
C.S. (Fig. 3) con componenti SMD e con l’aggiunta dell’AD8307 connesso quale
amplificatore-rivelatore logaritmico del segnale presente alla diagonale del
ponte.
Questo meraviglioso componente, disponibile anche in versione SMD, permette
impieghi fino a 500 MHz con una dinamica di ben 92 db (da –75 a + 17 dbm) e si
presta bene al nostro scopo; in Internet potete trovare una infinità di
applicazioni che vanno da micro-wattmetri digitali a misuratori di onde
stazionarie, e molti altri interessanti utilizzi.
Quale fonte di approvvigionamento, se non ne conoscete altre, potete contattare
la fornitissima ditta R.F Elettronica di Franco Rota.
Nota doverosa!
Questo ponte attivo, anche se
dotato di una sensibilità notevolmente maggiore della versione a componenti
passivi, non è proficuamente utilizzabile nell’applicazione proposta
all’inizio dell’articolo (alternativa al Grid Dip), in quanto la risposta
del rivelatore è logaritmica e quindi poco sensibile alle piccole variazioni.
La realizzazione viene proposta per tutti gli altri utilizzi che riguardano
specificatamente la radio frequenza.
Schema elettrico Ponte RF All.
1
Schema elettrico ponte RF con
amplificatore All. 2
Layout montaggio ponte RF con amplificatore
Foto 1

Foto 2

Foto 3

Foto 4

Foto 5

Foto 6

Foto 7
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